Distruzione della torre nord del World Trade Center e fisica fondamentale

Di David Chandler


B.S., physics, Harvey Mudd College, Claremont, CA
M.A., education, Claremont Graduate University, Claremont, CA
M.S., mathematics, California Polytechnic University, Pomona, CA

Abstract

La linea del tetto della Torre nord del World Trade Center è stata vista in costante accelerazione verso il basso fino al momento della sua scomparsa. Un’accelerazione verso il basso del blocco superiore in caduta implica una forza netta diretta verso il basso, cosa che richiede che la forza resistente verso l’alto sia minore del peso del blocco. Perciò la forza rivolta verso il basso esercitata dal blocco in caduta deve essere stata anch’essa minore del suo stesso peso. Dal momento che la sezione sottostante dell’edificio era stata disegnata per sostenere diverse volte il peso del blocco superiore, la forza ridotta esercitata dal blocco in caduta era insufficiente a schiacciare la sezione sottostante dell’edificio. Per questo il blocco in caduta non avrebbe potuto agire come “pile driver”. L’accelerazione verso il basso della parte superiore può essere spiegata come una conseguenza, e non come causa, della disintegrazione della sezione inferiore dell’edificio.


Introduzione

La distruzione del WTC l’11 Settembre 2001 è stata, da qualsiasi punto di vista, un punto di svolta memorabile nelle questioni mondiali. Più di otto anni dopo quell’evento, le cause dei collassi dei tre edifici più grandi del WTC (WTC 1, WTC 2 e WTC 7) rimangono vivacemente contestate nonostante i rapporti ufficiali delle agenzie governative, prima dalla FEMA e poi dal NIST, cerchino di chiudere definitivamente la questione.
Un “movimento per la verità sull’11/9” è nato, comprendendo più di 1000 architetti e ingegneri che stanno richiedendo una nuova investigazione. Gli investigatori del NIST hanno costruito ed elaborato un modello al computer degli edifici, usato per ricostruire le collisioni dei velivoli, ma stranamente non hanno creato un modello per ricostruire gli effettivi collassi delle Twin Towers. Loro hanno condotto le loro analisi siano al punto in cui il collasso comincia, basandosi, come vediamo, su di un modello ancor più semplicistico proposto da Zdenek Bazant [4,5,6,7], il quale concludeva che una volta iniziati i collassi, il collasso totale era inevitabile.

Quella che segui qui è un’analisi che segue le semplicistiche supposizioni spiegate da Bazant. Usando misurazioni e analisi accessibili anche ad una classe che affronta la materia Fisica a livello introduttivo, gli studenti non ancora laureati hanno la facoltà di valutare l’adeguatezza del modello NIST-Bazant. Il loro background di Fisica, anche a questo livello, li rende pronti per una partecipazione intelligente in un dibattito civile significativo.

Il “pile driver”

Le Twin Towers del WTC sono state distrutte in una modalità “top-down”. Più in particolare, la sezione dell’edificio che va dal 98° piano sino alla linea del tetto, è sembrata distaccarsi e accelerare verso il basso attraverso i 98 piani sottostanti. Il meccanismo attraverso cui è avvenuto questo processo è stato dibattuto sia da parte di coloro che hanno limitato la loro ricerca ad una spiegazione prettamente naturale della catastrofe (impatto degli aerei, incendio e forza di gravità) sia da parte di coloro che cercano di tenere in considerazione tutte le possibili spiegazioni (inclusa la presenza di esplosivi pre-installati).

La distruzione di un edificio è un processo complesso, ma la semplice fisica applicata all’osservazione del movimento della linea del tetto può restringere la scelta fra le varie teorie proposte. Noi qui ci concentreremo sui dettagli della distruzione della Torre Nord. E’ stata la prima torre ad essere colpita dall’aereo e la seconda a cadere l’11 Settembre 2001.

Può essere identificata dal momento che aveva una grande antenna sul tetto. La teoria pubblicata da Thomas W. Eager e Christopher Musso sul JOM nel Dicembre 2001, [1] e adottata nello studio della Federal Emergency Management Agency (FEMA), ha affermato che le connessioni dei piani si sono rotte a causa dell’incendio, portando ad un collasso “pancake” dei piani.

Questa teoria non fornisce una spiegazione del perché anche la struttura del “core” abbia ceduto, ed è stata scartata nello studio del National Institute of Standards and Technology (NIST). Invece, il rapporto NIST si concentra sul cedimento delle colonne. Sulla pagina delle FAQ del sito web del NIST, si legge:

Le conclusioni del NIST non supportano la “teoria pancake” del collasso, che è supposta ad un progressivo cedimento del sistema dei piani nelle torri del WTC. (Il sistema composito dei piani, che connetteva le colonne del core e le colonne perimetrali, consisteva di un reticolo incrociato di travature d’acciaio integrate con una lastra di cemento armato.) Invece, l’investigazione del NIST ha concluso che il collasso era stato causato dalla trazione delle travature dovuta dalla deformazione dei piani presso le colonne perimetrali del lato sud, causando la loro inarcatura verso l’interno e il loro eventuale cedimento. Questo meccanismo necessita che le travature dei piani rimangano fissate alle colonne perimetrali, per questo si esclude il collasso “pancake”.[2]

Dal punto di vista del NIST, l’incendio è stato causa dell’indebolimento ed eventualmente del cedimento di un numero considerevole di colonne perimetrali e del “core” vicino la zona d’impatto. Il seguente è tratto dalla pagina 151 del loro documento riassuntivo, NIST NCSTAR 1.
Innesco del collasso

Le colonne inarcate della parete sud si piegarono e furono incapaci di sopportare i carichi gravitazionali. Quei carichi si scaricarono quindi sulle colonne adiacenti attraverso i pannelli di connessione, ma quelle colonne allo stesso modo divennero presto sovraccaricate.In una rapida sequenza, questa instabilità si diffuse completamente verso la parete est e la ovest.
La parte dell’edificio al di sopra della zona d’impatto (vicino al 98° piano), comportandosi come un blocco rigido, si inclinò verso sud di almeno 8 gradi.
Il movimento verso il basso di questo blocco strutturale fu maggiore di quanto la struttura potesse sopportare, e il collasso globale cominciò.[3]
Una serie di scritti da parte di Zdenek Bazant, [4,5,6,7] assieme a vari co-autori, descrivono ciò che è diventato noto come l’ipotesi “pile-driver”, il quale sembra essere preso in esame da parte dell’investigazione del NIST. Bazant descrive uno scenario in cui la parte superiore dell’edificio rimane rigido nel mentre in cui riduce in macerie la parte bassa della struttura. Solamente quando la parte inferiore della torre è stata smembrata in un unico cumulo di macerie, il blocco superiore della torre si frantuma. Questo processo proposto è diventato noto come un processo “Crush-down” seguito da un processo “Crush-Up”. Esso sostiene che una volta cominciato, il collsso globale diventa inevitabile.

Assumendo che l’analisi di Bazant sia logica, il rapporo NIST limita la sua stessa investigazione agli aventi che hanno condotto sino all’”incipit” del crollo, sostenendo che tutto ciò che accadde in seguito ad esso fosse inevitabile e non richiedesse nessuna ulteriore investigazione. Il NIST in tal modo elude dal considerare cosa successe veramente durante il collasso stesso, incluse prove che potrebbero mettere in dubbio la correttezza dell’analisi presentata da Bazant.

La distruzione che accelera

La linea del tetto della Torre Nord risulta cadere improvvisamente in un modo che, molti osservatori poco precisamente descrivono come “caduta libera” o “in quasi caduta libera”.
Per misurare il reale movimento della linea del tetto, è stata usata una copia in alta definizione di un video di Etienne Sauret (simile ad una versione disponibile su You Tube[8]). Il video di Sauret mostra la facciata nord della Torre Nord, la quale è distinguibile dalla presenza del foro d’impatto causato dall’aereo. E’ un video particolarmente adatto per i nostri scopi poiché mostra una ripresa quasi a livello e quasi perpendicolare alla parete della torre presa da una telecamera fissa distante. Ci sono vari software che permettono il piazzamento di “markers” su un video clip un frame alla volta, al fine di effettuare un’analisi cinematica.
Uno di questi programmi si chiama Tracker,[9] che fa parte del progetto Open Source Physics.[10] Il “frame rate” del video di Sauret, il quale ha un rate standard NTSC di 30.000 fotogrammi ogni 1001 secondi, o approssimativamente 29,97 fps [frames per second, n.d.r.], funge da unità di misura temporale. La scala di misurazione dello spazio verticale è stata calibrata in base all’ampiezza dei piani i quali, a parte per la sky lobby e i piani adibiti alla manutenzione, sappiamo essere di 12 piedi.[11] La posizione sulla verticale della linea del tetto è stata marcata ogni sei fotogrammi (intervalli di 0,2 secondi) e i dati sono stati inseriti in un foglio di calcolo per l’analisi.


Vedi Tabella:

Fotogramma #

Tempo (sec)

Asse “y” (m)

Velocità su “y” (m/s)

216

0.00

82.397


222

0.20

82.399

0.010

228

0.40

82.401

0.010

234

0.60

82.403

-0.562

240

0.80

82.176

-1.708

246

1.00

81.720

-2.665

252

1.20

81.110

-3.400

258

1.40

80.360

-4.520

264

1.60

79.302

-5.860

270

1.80

78.016

-7.165

276

2.00

76.436

-8.485

282

2.20

74.622

-10.005

288

2.40

72.434

-11.505

294

2.60

70.020

-12.648

300

2.80

67.375

-13.968

306

3.00

64.433

-15.285

312

3.20

61.261

-16.240

318

3.40

57.937

-17.358

324

3.60

54.318

-18.300

330

3.80

50.617

-19.443

336

4.00

46.541


Dati della misurazione video – I numeri di fotogramma rappresentano ogni sesto fotogramma a partire dall’inizio del videoclip. Il frame rate del video è uno standard NTSC, 29,97 fotogrammi per secondo, concedeno un intervallo di misurazione di 0,20 secondi. I valori “y” rappresentano l’altezza della linea del tetto in relazione ad un punto di partenza arbitrario. Le velocità sono state calcolate grazie ad un algoritmo di differenziazione della differenza simmetrica.

Un grafico dell’altezza della linea del tetto a confronto con il tempo (Figura 1) mostra la caratteristica forma a parabola che indica un’accelerazione verso il basso.

La componente verticale della velocità è stata calcolata usando un algoritmo di differenzazione numerica della differenza simmetrica,

Vn =(Yn+1 – Yn-1)/2Δt (1)


Un grafico della velocità a confronto con il tempo (Figura 2) mostra un’accelerazione quasi uniforme dal sesto punto di calcolo della velocità in avanti. Quando la linea del tette comincia a cadere, passa rapidamente ad un moto quasi uniformemente accelerato verso il basso.


(Figura 1). Grafico dell’altezza della linea del tetto (misurata da punto di partenza arbitrario) a confronto con il tempo ad intervalli di 0,2 secondi. Si noti che una volta incominciata la caduta la traiettoria si presenta approssimativamente parabolica.

(Figura 2). La velocità è qui tracciata in funzione del tempo per la linea del tetto del WTC 1. La linea di regressione è calcolata a partire dalla sesta velocità registrata in avanti. L’inclinazione della linea, in questo contesto, rappresenta l’accelerazione: -6,31 m/s2 con un valore di R2 [coefficiente di correlazione, n.d.r.]di 0,997.

Osservazioni

Per queste analisi seguiamo le semplicistiche ipotesi di Bazant [4,5,6,7] trattando la sezione superiore dell’edificio come un blocco solido di massa “m”. Le sole due forze che agiscono sul blocco in caduta sono la forza di gravità (mg) e una forza normale verso l’alto (N) causata dalla sua interazione con la parte inferiore dell’edificio.

Applicando la seconda legge di Newton per trovare N, abbiamo:

mg – N = ma (2)


quindi

N = mg – ma (3)


I dati in nostro possesso dimostrano che a partire dal sesto punto di velocità calcolato in avanti, il blocco superiore sta accelerando uniformemente (con un indice R2 di 0,997) con una a=-6,31m/s2, o in altre parole, al 64% dell’accelerazione di gravità .

Per questo valore di a ,

N = mg – 0,64mg = 0,36mg (4)


Perciò la forza normale agente verso l’alto è il 36% del peso del blocco superiore come illustrate nella Figura 3:


Si consideri la sezione superiore della torre come un blocco di peso mg. Dal momento che l’accelerazione del blocco è stata misurata 0,64g verso il basso, la forza netta che agisce su di esso deve essere 0,64mg. La forza gravitazionale è mg, quindi la forza normale diretta verso l’alto deve essere 0,36mg. La sezione superiore ed inferiore dell’edificio esercitano forze uguali ma di verso opposto l’una contro l’altra, quindi il carico sulla sezione inferiore dell’edificio risulta essere il 36% del peso del blocco superiore.

Richiamando esplicitamente la Terza Legge di Newton si pone questo risultato sotto un’altra luce. Dal momento che le forze nella loro interazione sono uguali ed opposte, il blocco in caduta esercita una forza uguale a solo il 36% del suo stesso peso contro la sezione inferiore dell’edificio. In altre parole, fin tanto che il blocco in caduta sta accelerando verso il basso noi abbiamo il contro-intuitivo risultato che la forza che esercita sulla sezione sottostante dell’edificio è nettamente minore del suo stesso peso statico.
Risulta difficile immaginare come un blocco superiore che esercita una forza di solo il 36% del suo peso statico possa distruggere sino al terreno la più grande, più resistente e non danneggiata sezione inferiore della torre, dal momento che l’edificio, a qualsiasi altezza, era stato disegnato per sopportare il peso al di sopra di esso di diverse volte. Tenendo conto di un fattore di sicurezza compreso 3 e 5 [12], l’accelerazione osservata implica che quasi il 90% delle resistenza della sezione inferiore dell’edificio deve essere stata eliminata da forze che vanno oltre il supposto “pile driver”, suggerendo che era in atto una sorta di demolizione controllata.

Qualcuno potrebbe dire, in termini di resistenza dei vari elementi, che l’impatto del blocco in caduta potrebbe distruggere la sezione inferiore dell’edificio (anche se questa affermazione è stata dibattuta [13]), ma che non puà distruggerla mantenendo la sua accelerazione verso il basso. Il professor Graeme MacQueen e Tony Szamboti hanno fatto, sul loro giornale, un’osservazione parallela, basata su misurazioni simili: “The missing jolt: A Simple Refutation of the NIST-Bazant Collapse Hypothesis”.[14] Hanno stabilito che qualunque aumento nella forza della sezione inferiore dell’edificio deve essere accompagnata da una diminuizione della quantità di moto del blocco in caduta. Il trasferimento di quantità di moto (cosa che implica una perdita di quantità di moto per il blocco superiore) è ciò che fa innalzare l’impulso. Il blocco in caduta può perdere quantità di moto solamente nella misura in cui decelara. Avrebbe dovuto perciò subire un “sobbalzo” che avremmo potuto vedere nell’analisi video. Ma dal momento che il blocco superiore continua a muoversi verso il basso senza subire decelerazione, è chiaro che non c’è stato nessun “sobbalzo” nonostante la vistosa deformazione dell’edificio nei primi 3 secondi.

Il fatto che il blocco in accelerazione verso il basso eserciterebbe una forza minore del suo stesso peso contro il blocco bersaglio potrebbe risultare intuitivamente difficile da accettare, ma così è perché la nostra esperienza suggerisce che il blocco bersaglio resisterebbe all’urto dello schiacciamento. La testa del martello che velocemente fa penetrare un chiodo dentro un pezzo di legno compatto esercita una forza sul chiodo stesso di molte volte il peso della stessa testa. Ma ciò è vero solo se il chiodo resiste al colpo. La grande forza che fa penetrare il chiodo dentro il legno è contrastata da una forza che simultaneamente fa decelerare la testa del martello, ed è il motivo per cui sono solitamente necessari più colpi. Se, comunque, il chiodo viene posizionato su di un blocco di Styrofoam [pannelli di polistirolo lavorato usati anche per l’isolamento termico, n.d.r] non si creerà una forza resistente significativa all’impulso. Verrà fatto penetrare nel blocco con una forza molto piccola. La testa del martello incontrerà una resistenza talmente piccola che sarà in grado di continuare ad accelerare per l’intero lasso di tempo. Nel caso del WTC 1, il blocco in caduta si comporta come la testa del martello che fa penetrare il chiodo nello Styrofoam, ma, cambiando di un poco il paragone, è l’interfaccia che si trova fra i due blocchi ad essere “soffice”. Qualcos’altro oltre al blocco in caduta (esplosivi?) sta contemporaneamente distruggendo l’integrità strutturale della zona interposta [la superficie fra i due blocchi, n.d.r.] affinchè essa eserciti solamente una piccola parte della resistenza che doveva fornire e per la quale era stata progettata.

Qualcuno in questo caso potrebbe obiettare una eccessiva semplificazione del modello. E’ stato sostenuto che il materiale schiacciato nella zona interposta si sia aggiunto al blocco superiore causando un aumento della massa della sezione superiore durante la sua caduta, generando un effetto valanga. [15] Io sarei propenso a sostenere, visto il fatto che la maggior parte della massa cadde al di fuori della pianta dell’edificio, che questa somma sia stata al massimo parziale, ma proviamo a considerare l’effetto di questa ipotetica aggiunta. La seconda legge di Newton applicata ad un sistema con massa variabile può essere rappresentata da:

Fest + (dp/dt)aggiuntiva = (dp/dt)sistema , (5)


In cui p è la quantità di moto e Fest rappresenta la forza esterna netta che agisce sul sistema. La massa aggiuntiva si trova inizialmente a riposo, quindi non esercita nessuna quantità di moto nel sistema:

(dp/dt)aggiuntiva = 0 . (6)


Dal momento che p = mv possiamo scrivere,

Fest = (dp/dt)sistema =d(mv)/dt= m(dv/dt)+ v(dm/dt) . (7)


Nel nostro caso (considernado di segno positivo la direzione verso il basso),

Fest = mg – N (8)


Dove N è la forza normale, come nella nostra precedente analisi.
Riconoscendo in (dv/dt) semplicemente l’accelerazione a, possiamo scrivere

(mg – N)= ma +v(dm/dt) . (9)


Risolvendo in funzione di N, abbiamo

N=(mg-ma)- v dm/dt . (10)


Si noti che questo è lo stesso risultato ottenuto precedentemente (Eq. [3]) a parte per la forza normale che viene ridotta ancora ulteriormente, dal momento che sia v che dm/dt sono positive.

Perciò, forse contrariamente all’intuizione, qualsiasi materiale aggiuntivo riduce l’effetto del cosiddetto pile driver. Questo risultato può ragionevolmente diventare intuitivo una volta capito che il blocco in caduta deve trasferire parte della sua quantità di moto alla massa aggiuntiva per portarla in velocità.

Sintesi

Il fatto che la linea del tetto della sezione superiore della Torre Nord ha continuato ad accelerare verso il basso attrverso la collisione contro la sezione inferiore dell’edificio indica che la parte superiore non ha potuto comportarsi come pile driver. Per tutto il tempo in cui la linea del tetto stava accelerando verso il basso, il blocco superiore, esecritava una forza minore del proprio peso statico contro la sezione inferiore dell’edificio. Qualsiasi aggiunta di materiale a favore del blocco superiore avrebbe agito da freno inerziale, riducendo la forza d’interazione in misura ancora maggiore. La sezione inferiore, ancora non danneggiata, era stata costruita per sopportare diverse volte il peso del materiale al di sopra, ma sia tenendo in considerazione un fattore di sicurezza sia che non lo si faccia, la ridotta forza esercitata dalla massa in caduta non può essere stata la causa della violenta distruzione dell’edificio vista in numerosi video. La continua accelerazione della sezione superiore dell’edificio è forte conferma che qualche altra fonte di energia è stata usata per rimuovere la struttura al di sotto di essa, permettendo al blocco superiore di cadere contro una resistenza minima.
Dal momento che si è assunto la presenza di un blocco in caduta indistruttibile, con o senza aggiunta [di materiale, n.d.r.], abbiamo dimostrato che, data l’accelerazione osservata, un tale blocco non avrebbe potuto distruggere la sezione inferiore dell’edificio. Quando prestiamo la nostra attenzione alla prova video possiamo notare che anche l’ipotetica esistenza di un blocco superiore persistente è finzione. I video mostrano che la sezione al di sopra della zona d’impatto dell’ aereo è stata la prima sezione a disintegrarsi. E’ stata ridotta nelle dimensioni in modo significativo precedentemente all’inizio della distruzione della sezione inferiore dell’edificio. Una volta che le linea del tetto scompare nella nube di detriti non vi è nessuna ulteriore conferma che sia continuata ad esistere. Che si sia o meno distrutta durante la fase iniziale del crollo rimane un punto di dibattito controverso. Noi abbiamo dimostrato che anche se fosse rimasta intatta [la parte superiore dell’edificio, n.d.r.] , non avrebbe giocato un ruolo significativo nella distruzione dell’edificio. Una piccola parte di una struttura, costituita da pochi piani, non può schiacciare in una caduta una parte inferiore molto più grande della medesima struttura solamente grazie alla forza di gravità.

Ringraziamenti

Vorrei esprimere la mia stima al gruppo di volontari degli Architects & Engineers for 9/11 Truth e altri nella più ampia comunità per la verità sull’11/9 che hanno dato un incoraggiamento e partecipato con discussioni cruciali per questa pubblicazione. Inoltre apprezzo la corrispondenza con Charles M. Beck, che mi ha portato a riflettere sulle implicazioni conseguenti a questa analisi.

Riferimenti

[1] T. W. Eagar and C. Musso, “Why did the World Trade Center collapse? science, engineering, and speculation,” JOM, vol. 53, no. 12, pp. 8-11, 2001. [Online]. Disponibile presso:

http://www.tms.org/pubs/journals/JOM/0112/Eagar/Eagar-0112.html [Accessed Mar 1, 2009]

[2] (2006) Investigazione del NIST sul disastro al World Trade Center l’11 Settembre—Frequently Asked Questions. [Online]. Disponibile presso: http://wtc.nist.gov/pubs/factsheets/faqs_8_2006.htm [Accessed Mar 1,2009]

[3] NIST NCSTAR 1. [Online]. Disponibile presso: http://wtc.nist.gov/NCSTAR1/PDF/NCSTAR%201.pdf
[Accessed Mar 1, 2009]
[4] Z. P. Bazant, “Why did the World Trade Center collapse?” SIAM News, vol. 34, no. 8, pp. 2-6,
2001, (Si segnala che questa pubblicazione è stata presentata il 13 Settembre, due giorni dopo l’11/9). [Online].
Available: http://www-math.mit.edu/~bazant/WTC/ [Accessed Mar 1, 2009]

[5] Z. P. Bazant and Y. Zhou, “Why did the World Trade Center collapse—Simple analysis,” J. Eng.
Mech., vol. 128, no. 1, pp. 2-6, 2002.[Online]. Disponibile presso:
http://www-math.mit.edu/~bazant/WTC/WTC-asce.pdf [Accessed Mar1, 2009]

[6] Z. P. Bazant and M. Verdure, “Mechanics of progressive collapse: Learning from World Trade
Center and building demolitions,” J. Eng. Mech., vol. 133, no. 3, pp. 308-319, 2007. [Online].
Disponibile presso: http://www.civil.northwestern.edu/people/bazant/PDFs/Papers/466.pdf [Accessed Mar 1, 2009]

[7] Bazant, Le, Greening and Benson, Journal of Engineering Mechanics, ASCE, Vol. 134 (2008),
“What Did and Did not Cause Collapse of WTC Twin Towers in New York”
Disponibile presso: http://wtc7lies.googlepages.com/Bazant_WTC_Collapse_What_Did__Did_No.pdf

8] E. Sauret. 11/9: collasso della torre nord (Sauret). [Online]. Disponibile presso:
http://www.youtube.com/watch?v=xGAofwkAOlo [Accessed Mar 1,2009]

[9] D. Brown. Tracker ver 2.53. [Online]. Disponibile presso: http://www.cabrillo.edu/~dbrown/tracker/
[Accessed Mar 1, 2009]

[10] Open Source Physics project, NSF DUE-0442581. [Online]. Disponibile presso:
http://www.compadre.org/osp/ [Accessed Mar 1, 2009]

[11] NIST NCSTAR 1, Figure 2-2. [Online]. Disponibile presso:
http://wtc.nist.gov/NCSTAR1/PDF/NCSTAR%201.pdf [Accessed Mar8, 2009]
[12] T. Szamboti. (2007, May) The sustainability of the controlled demolition hypothesis for the
destruction of the Twin Towers. [Online]. Disponibile presso: http://www.journalof911studies.com/ [Accessed Mar 1, 2009]

[13] G. Ross. (2006, Jun.) Momentum transfer analysis of the collapse of the upper storeys of WTC 1. [Online]. Disponibile presso: http://www.journalof911studies.com/articles/Journal_5_PTransferRoss.pdf
[Accessed Mar 1, 2009]
[14] G. MacQueen and T. Szamboti. (2009, Jan.) The missing jolt: A simple refutation of the NISTBazant collapse hypothesis. [Online]. Disponibile presso:
http://www.journalof911studies.com/volume/2008/TheMissingJolt7.pdf [Accessed Mar 1, 2009]

[15] C. M. Beck. (2007, Nov.) Mathematical models of progressive collapse and the question of how did the World Trade Centers perish. [Online]. Disponibile presso:
http://arxiv.org/PS_cache/physics/pdf/0609/0609105v8.pdf [Accessed Mar 1, 2009]

Traduzione: Teba

Schottolo

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